"...ed
era proprio ricordando uno di loro, Salvatore Todaro, che avevamo
adottato sulle nostre uniformi lo scudetto raffigurante la "Xª" in campo
azzurro sormontata dal teschio con una rosa in bocca.
Todaro, come Teseo Tesei, aveva lasciato in noi una traccia profonda ed
indelebile. Era il mistico di un particolare di vita. Cercava,
più che la vittoria, una bella morte.
"Quello che importa è dimostrare al nemico che vi
sono degli italiani capaci di morire gettandosi con il carico di
esplosivo contro le fiancate del naviglio avversario."
Tra l'altro, aveva
espresso il desiderio di coniare quel particolare distintivo "perché
per noi la morte in combattimento è una cosa bella, profumata".
Nel suo ricordo disegnammo lo scudetto della Xª e mai distintivo fu
compreso e portato con tanta passione. Sintetizzava, infatti, lo spirito
genuino, rivoluzionario, beffardo, coraggioso e leale che animò in terra
e mare i miei uomini.
Questo scudetto era nato in
un albergo di Lerici, dove erano ospitate la mia famiglia e quelle di
altri Ufficiali, e dove talvolta, alla sera, riuscivamo a trascorrere
qualche ora di distensione. L'emblema era stato proposto da Salvatore
Todaro e in suo ricordo disegnammo quello scudetto.
Con lo stesso entusiasmo, in
una di quelle sere, nel piccolo salotto dell'Hotel delle Palme
(distrutto poi dalle bombe dei "liberatori") nacque il nostro inno.
Fu Daria, mia moglie, che ne
improvvisò il testo, e nel giro di 48 ore "parole e musica" divennero la
canzone della Decima."
Com.te
J.V. Borghese